UN TRAGUARDO CONDIVISO · 12 OTTOBRE 2026

🏆 N. 1 su Amazon Kindle – Categoria Politica

Il Mondo che non c’è · Girolamo Papagni

Grazie di cuore a chi ha scelto il mio libro, lo ha letto e lo ha fatto conoscere. Questo traguardo è anche vostro: ogni lettore dà vita a un mondo che, insieme, possiamo immaginare.

Primo posto nella categoria «eBook di narrativa politica», tra i titoli gratuiti Kindle, come documentato dalla schermata condivisa il 12 ottobre 2026. Le classifiche Amazon possono variare.

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NOVITÀ DEL ROMANZO

La storia incontra
nuovi lettori.

Il romanzo nei cataloghi internazionali e le possibilità di acquisto. Tocca le immagini per ingrandirle.

Nei Paesi nordici e negli Stati Uniti

Il Mondo che non c’è è presente in lingua italiana nel catalogo Adlibris, libreria online dei Paesi nordici, e anche nel catalogo statunitense di ThriftBooks.

Su ThriftBooks il volume risulta attualmente non disponibile (verifica del 12 ottobre 2026). Consulta la scheda per gli aggiornamenti.

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LIBRI · MEMORIA · IMMAGINAZIONE

Girolamo Papagni sul mare

Girolamo Papagni

Le storie, i luoghi e le persone che accompagnano il mio percorso.

Dalla memoria del lavoro alle domande sul futuro, fino alle storie per i più piccoli.

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02 / L’AUTORE

Girolamo
Papagni

San Giovanni Rotondo · Manfredonia · Imola

Girolamo Papagni, fotografia fornita dall’autore
Girolamo Papagni

Girolamo Papagni è nato a San Giovanni Rotondo nel 1962, è cresciuto a Manfredonia e vive a Imola.

Trasferitosi in Emilia-Romagna per lavoro, ha lavorato nello stabilimento New Holland di Imola dal 2001 al 2010 e successivamente in CNH a Modena, dal 2011 al 2025. In entrambi gli stabilimenti è stato rappresentante sindacale, partecipando alla vertenza per la chiusura della fabbrica di Imola e ai trasferimenti dei lavoratori.

Ha pubblicato, insieme a Silvia Bettelli e Stefano Franceschelli, Il libero lavoratore. 60 anni di CISL vissuti a Imola (La Mandragora Editrice, 2010), dedicato alla storia del sindacato e del lavoro nel territorio imolese.

Tra il 2020 e il 2022 ha vissuto a Porretta Terme. L’Appennino, la Puglia e i luoghi della sua esperienza personale e lavorativa fanno da sfondo alle sue storie, nelle quali memoria e immaginazione si incontrano.

Oggi è in pensione e si dedica alla scrittura. Con Il Mondo che non c’è immagina un futuro attraversato da domande sull’acqua, sul lavoro, sulla pace e sulle comunità. È autore anche di Luca e il monte parlante, una storia per bambini ambientata a Monte Solo.

Il mio profilo pubblico su Goodreads

«Credo però che immaginare il futuro aiuti a guardare meglio il presente.»Dalla prefazione di Girolamo Papagni
I MIEI LIBRI

Le storie continuano
tra le tue mani.

Ogni libro ha una pagina dedicata: scopri la storia, le edizioni e dove acquistarlo.

Copertina dell’edizione narrativa di Il Mondo che non c’è

EDIZIONE NARRATIVA

Il Mondo che non c’è

Nel 2500, un gruppo di persone immagina un futuro senza confini e disuguaglianze.

Copertina di Il Mondo che non c’è

Il Mondo che non c’è

Edizione romanzo

Un viaggio tra incontri, scelte e speranze per cambiare il mondo.

Copertina di Luca e il monte parlante

Luca e il monte parlante

Edizione 3 - 5 anni

La storia di Luca a Monte Solo: da leggere insieme, con disegni da colorare e completare.

Copertina originale de Il libero lavoratore, La Mandragora

Il libero lavoratore

Sessant’anni di CISL vissuti a Imola. Di Silvia Bettelli, Stefano Franceschelli e Girolamo Papagni.

Prezzi, disponibilità e formati sono indicati nelle pagine di vendita. Gli acquisti avvengono sui siti esterni.

INTERVISTE ALL’AUTORE

Le domande dietro il futuro

Due dialoghi con Girolamo Papagni sulle origini e sulle idee de Il Mondo che non c’è.

Girolamo Papagni, fotografia fornita dall’autore

INTERVISTA 1 · 16 DOMANDE

Come nasce un mondo possibile

Il futuro, l’utopia, l’esperienza personale e il ruolo dell’intelligenza artificiale.

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1. Perché ha scelto il titolo Il mondo che non c’è?

È un mondo impossibile o un mondo che potremmo ancora costruire?

Avrei potuto raccontare un mondo completamente diverso dal nostro, dominato dalla tecnologia, con alieni, dischi volanti, UFO e guerre stellari. Ma quella sarebbe stata fantascienza. Io, invece, ho voluto immaginare un mondo quanto più possibile reale. Un mondo che oggi non c’è, certo, ma che non è impossibile. È un mondo che, se lo volessimo davvero, potremmo ancora costruire.

2. Quanto c’è, in quel futuro, della sua esperienza personale?

Nel libro c’è sicuramente molto della mia esperienza personale. Ci sono i luoghi in cui ho vissuto e che conosco, ma anche la mia esperienza nel mondo del lavoro e quella sindacale. Non ho voluto immaginare un futuro astratto: sono partito dalla realtà che conosco per chiedermi come potrebbe diventare questo stesso mondo tra quasi cinquecento anni.

3. Qualcuno potrebbe dirle che è una bella utopia, ma che gli esseri umani non cambieranno mai. Cosa risponde?

Utopia? Sicuramente. Ma dire che gli esseri umani non cambieranno mai forse non è vero. Pensiamo a come vivevamo nel Medioevo e a come viviamo oggi. La società è cambiata, sono cambiati i diritti, il lavoro, la scienza e il nostro modo di vivere. Allora perché dovremmo credere che da qui al 2500 non possa cambiare ancora?

4. Non teme che qualcuno possa leggere il romanzo come un libro politico?

C’è questo rischio, ma non lo temo. Se qualcuno, leggendo il libro, potesse prendere spunto da qualche idea, certamente non mi dispiacerebbe. Credo che dobbiamo cercare di abolire le guerre, superare i confini e costruire un mondo più umano, più vicino alle persone e meno al denaro e alle cose. Certamente è un’utopia. Ma fa bene anche sognare, no?

5. Perché scrivere proprio adesso un romanzo ambientato quasi cinquecento anni nel futuro?

Avrei potuto scrivere del passato, ma sarebbe stato troppo semplice. Del passato abbiamo tutti i riferimenti di una vita vissuta. È molto più difficile provare ad avere idee e proiettarle nel futuro. Mi sono fatto aiutare a stendere il racconto, ma le domande, le idee e la visione di quel mondo sono mie. E fra quasi cinquecento anni, vuoi davvero che qualcosa di quello che ho immaginato non esista?

6. Quanto ha scritto lei e quanto l’intelligenza artificiale?

Questo è un problema aperto. C’è chi dice sì, c’è chi dice no. Sulla questione generale lascio il punto interrogativo. Però le domande sono mie, le idee sono mie, le scelte sono mie. L’intelligenza artificiale mi ha aiutato a trasformarle in un racconto. Se mi chiedete se riconosco questo libro come mio, la risposta è sì.

7. E a chi sostiene che il vero scrittore sia l’intelligenza artificiale?

Nel 2010 ho contribuito a scrivere Il libero lavoratore. All’epoca l’intelligenza artificiale, così come la utilizziamo oggi, non c’era. Avrei potuto scrivere anche questo romanzo senza IA: probabilmente avrei impiegato molto più tempo e mi sarei dovuto cimentare di più nella stesura. L’intelligenza artificiale mi ha aiutato. Non ha avuto le idee al posto mio.

8. Perché portare nel 2500 luoghi che appartengono alla sua vita?

Le domande nascono dal vissuto di ogni persona, e il vissuto è fatto anche dei luoghi nei quali siamo stati. Ma non credo di averlo fatto per lasciare qualcosa di me nel futuro. Forse ho cercato di lasciare qualcosa di diverso: non me stesso nel futuro, ma le mie domande sul futuro.

9. Quale domanda vorrebbe che restasse al lettore dopo l’ultima pagina?

Quella della prefazione: il mondo del futuro sarà soltanto quello che ci capiterà di trovare, oppure qualcosa che possiamo cominciare a immaginare — e forse a costruire — già oggi? Se il lettore continuasse a farsi questa domanda, per me il romanzo avrebbe già raggiunto il suo scopo.

10. Se potesse incontrare gli uomini e le donne del 2500, cosa chiederebbe loro?

Chiederei: «Voi come vedete il futuro tra altri cinque secoli?». Perché credo che ogni generazione debba continuare a interrogarsi sul futuro. Nel 2500 comincerebbero le domande sul 3000.

11. Da dove bisognerebbe cominciare oggi per avvicinarsi al mondo che immagina?

Comincerei dalle disuguaglianze. Se stessimo tutti bene, o almeno se tutti avessimo la possibilità di vivere dignitosamente, probabilmente avremmo molta meno paura dell’immigrazione, delle quote, dei confini e dei barconi che arrivano.

12. Se tutti devono stare bene, i più ricchi devono accettare di avere meno?

La mia generazione è cresciuta anche con poco. Avevamo meno cose di quelle che abbiamo oggi e a volte abbiamo conosciuto gli stenti, ma questo non significa che fossimo meno felici. Forse non dobbiamo immaginare un futuro nel quale tutti abbiano sempre di più, ma un futuro nel quale nessuno abbia troppo poco.

13. Perché un ragazzo di vent’anni dovrebbe interessarsi al 2500?

Gli risponderei: «Neanch’io ci sarò». Ma il mondo che racconto serve ad aiutarci a immaginare un mondo diverso e forse a tornare a sognare, in un tempo in cui si sogna poco.

14. Perché, nel finale, riportare il lettore dal 2500 al presente?

Perché il futuro non esiste senza un presente.

15. Dopo aver finito il romanzo era più ottimista o più pessimista?

Sicuramente più ottimista, perché è stato quasi difficile uscire da quel sogno e tornare dal futuro al presente. Quel mondo aveva cominciato, in qualche modo, a sembrarmi possibile.

16. Se fra cinquecento anni qualcuno trovasse il libro, cosa vorrebbe che pensasse di noi?

Vorrei che pensasse: «Cercavano di essere migliori, senza riuscirci». Ma almeno ci provavano.

Girolamo Papagni, fotografia fornita dall’autore

INTERVISTA 2 · 16 DOMANDE

Le idee del romanzo

Pace, democrazia, lavoro, Europa e libertà: sedici domande sulle scelte del futuro.

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1. Nel suo romanzo immagina un mondo senza guerre e con confini sostanzialmente superati. Perché dovrei credere che nel 2500 l’uomo sarà diventato migliore?

Non è detto che nel 2500 l’uomo sarà diventato migliore. Potrebbero esserci ancora le guerre. Ma se, dopo altri cinquecento anni, l’umanità facesse ancora la guerra per risolvere i propri conflitti, per me sarebbe una vera sconfitta dell’uomo. Il mio libro non dice che quel mondo ci sarà. Si domanda se siamo capaci di costruirlo.

2. Perché Stati potentissimi dovrebbero rinunciare volontariamente alle armi e a una parte del proprio potere?

Forse gli Stati non lo farebbero. Ma potrebbe farlo il popolo, se fosse stanco delle decisioni dei leader mondiali e avesse davvero gli strumenti per far sentire la propria voce. È qui che entra in gioco l’idea della rete civica. Se tutti i cittadini del mondo potessero esprimersi direttamente sulla guerra o sulla pace, siamo proprio sicuri che sceglierebbero la guerra?

3. Anche i popoli possono essere nazionalisti o favorevoli alle guerre. Non è pericoloso affidarsi alla volontà popolare?

Non direi che il popolo sia infallibile. Anche il popolo può sbagliare. Ma credo che una persona veramente libera di pensare, non condizionata dalla propaganda o dalla paura, davanti a una scelta reale tra guerra e pace sceglierebbe la pace. Prima delle ideologie siamo persone.

4. Chi garantisce che la rete civica sia davvero libera e non diventi una dittatura tecnologica?

Se la tecnologia rimane sotto il controllo di pochi, il rischio esiste. Ma la tecnologia è uno strumento: dipende da chi la controlla e da come viene utilizzata. Nel mondo che immagino non dovrebbe essere la tecnologia a controllare i cittadini, ma i cittadini a controllare democraticamente gli strumenti tecnologici e chi li gestisce. La tecnologia dovrebbe servire la democrazia, non sostituirla.

5. Nel romanzo attribuisce grande importanza al lavoro e ridimensiona la finanza. Non sta semplicemente portando nel 2500 le convinzioni maturate nella sua vita?

Vorrei fare io una domanda: quale operaio viene pagato per la sua finanza e quale per il lavoro che svolge? Sì, nel libro c’è anche la mia esperienza di lavoratore e sindacalista. Ma non credo che riconoscere il valore del lavoro sia un’idea del passato. Anche nel 2500 dovremo chiederci se vogliamo un’economia al servizio delle persone o persone al servizio dell’economia.

6. Senza capitale, investimenti, banche e finanza molte imprese non nascerebbero. Non rischia di contrapporre lavoro e finanza?

Un tempo era soprattutto la politica a determinare le grandi scelte economiche e finanziarie. Oggi, molto spesso, sembra avvenire il contrario. Io non penso a un mondo senza economia o senza strumenti finanziari. Penso a un mondo nel quale tornino a essere strumenti al servizio della società e non siano loro a determinarne le scelte.

7. Nel romanzo immagina credito pubblico senza interessi. Chi dovrebbe sopportare costi e rischi?

Pensiamo all’Europa. Tra Paesi che hanno scelto di stare insieme, secondo me, non dovrebbe prevalere sempre l’interesse economico del singolo Stato, ma un principio di solidarietà. Nel libro provo ad allargare questo principio oltre i confini europei: collaborare e scambiare ciò che serve senza pensare che qualcuno debba necessariamente guadagnare dalla difficoltà dell’altro.

8. Se l’Europa di oggi fatica a mettersi d’accordo, non è ingenuo immaginare che un giorno possa collaborare l’intero pianeta?

Forse il problema è proprio che continuiamo a parlare di tanti Paesi che devono mettersi d’accordo. Se esistessero davvero gli Stati Uniti d’Europa, molte questioni diventerebbero problemi comuni. Ma allora mi chiedo: perché non ci siamo arrivati? E soprattutto: abbiamo mai chiesto veramente ai popoli europei se vogliono costruire un’Europa politica comune?

9. Se un referendum europeo bocciasse gli Stati Uniti d’Europa, accetterebbe la decisione?

Sì. Io sono per il rispetto delle regole democratiche anche quando il risultato non coincide con le mie idee. Posso continuare a sostenere le mie convinzioni e cercare di convincere gli altri, ma non posso considerare democratica soltanto una decisione che piace a me. La democrazia vale soprattutto quando vince chi non la pensa come noi.

10. Perché far partire una storia mondiale proprio da Porretta Terme e non da una grande capitale?

Perché ciò che nasce nelle grandi metropoli è inevitabilmente influenzato dai grandi poteri, dagli interessi e dall’ambiente stesso di quei luoghi. Io volevo partire dalla periferia. Porretta, per me, rappresenta una specie di periferia che non è periferia. Perché una grande idea dovrebbe nascere necessariamente a Roma, Bruxelles o New York? Può nascere anche a Porretta Terme.

11. Nel suo mondo chi ha davvero il potere?

Il potere dovrebbe appartenere alla gente libera, al popolo. I partiti possono continuare a essere una forma di aggregazione delle idee. Il problema nasce quando, invece di essere strumenti attraverso i quali ascoltare la società, diventano soprattutto strumenti per farsi ascoltare. La politica dovrebbe tornare ad ascoltare prima di parlare.

12. Chi stabilisce quando una persona è veramente libera?

Siamo tutti influenzati da qualcuno o da qualcosa: famiglia, ambiente, politica, giornali, esperienze. Essere liberi non significa non avere influenze. La vera libertà comincia quando siamo capaci di ragionare anche diversamente dall’ambiente al quale apparteniamo. Essere liberi significa anche avere il coraggio di dire: «Su questo non sono d’accordo nemmeno con i miei».

13. Perché dovrei leggere Il mondo che non c’è come romanzo e non come programma politico?

I sentimenti non sono separati dal mondo nel quale viviamo. Come fai a innamorarti serenamente se sei in guerra? Come fai a provare affetto per il tuo vicino se ti hanno insegnato a considerarlo un nemico? Nel libro ci sono le grandi questioni, ma soprattutto le persone: incontri, amicizie, paure, affetti, musica, amori, partenze e ritorni. Le idee costituiscono il mondo nel quale vivono. Ma sono le persone a farne un romanzo.

14. Non ha avuto paura di costruire un futuro troppo perfetto?

Nel suo mondo esiste ancora il male? Credo che il male non sarà mai definitivamente sconfitto. Anche nel 2500 ci saranno problemi, conflitti ed egoismi. Ma questo non significa che dobbiamo arrenderci. Sta a noi cercare continuamente di migliorare le cose, quelle del presente e quelle che lasciamo al futuro. Forse il progresso consiste nel non smettere mai di contrastare il male.

15. C’è qualcosa del mondo nel quale è cresciuto che vorrebbe portare nel 2500?

Sarebbe bello poter incontrare nel futuro anche le persone che oggi non ci sono più. Mi piacerebbe conoscere il loro punto di vista sul tempo che hanno vissuto e sapere cosa penserebbero del mondo diventato così diverso dal loro. Ogni nuovo incontro può metterci in discussione, perché ognuno di noi è diverso dall’altro.

16. Se sapesse con certezza che nessuna delle grandi idee del libro si realizzerà mai, riscriverebbe il romanzo?

Lo lascerei esattamente così. Anzi, a maggior ragione. Se sapessi che quel mondo non si realizzerà, vorrei che il libro continuasse a esistere proprio per spronare le persone a ragionare sul perché non siamo riusciti a costruirlo. Un libro non deve necessariamente prevedere ciò che accadrà. Può anche aiutarci a domandarci che cosa vorremmo che accadesse.

PREMI E CONCORSI LETTERARI

Le storie prendono nuove strade

Ogni concorso è un’occasione per condividere una storia, confrontarsi con nuovi lettori e continuare a crescere attraverso la scrittura.

Il Mondo che non c’è

PARTECIPAZIONE REGISTRATA · 2026

Premio letterario Antonianum

XXVII edizione · Sezione narrativa.

Opera proposta: Il giorno in cui caddero i confini, un racconto autonomo tratto da Il Mondo che non c’è, sui temi della pace, della solidarietà e di un futuro senza confini e disuguaglianze.

Partecipazione ufficialmente registrata l’11 ottobre 2026. Codice opera: N086.

Porretta Terme

PARTECIPAZIONE CONFERMATA · 2026

Nefelismos

III edizione speciale.

Oltre i confini, un testo ispirato al percorso narrativo de Il Mondo che non c’è e alla nascita dell’idea di un futuro senza confini.

La redazione ha confermato la completezza dell’invio.

Gli esiti dei premi saranno aggiunti quando comunicati.

STAMPA E CONDIVISIONI

Parlano del libro

Articoli, segnalazioni e luoghi in cui Il Mondo che non c’è incontra i lettori.

ILSIPONTINO.NET

Schermata autentica del titolo e della data dell’articolo di IlSipontino sul romanzo di Girolamo Papagni

Schermata del titolo ·

SEGNALAZIONE CULTURALE · REDAZIONE

Manfredonia, Siponto
e Monte Sant’Angelo.

IlSipontino dedica un articolo al romanzo e al suo legame con il Gargano, riportando anche le parole dell’autore.

Leggi l’articolo su IlSipontino ↗

STATO QUOTIDIANO

Schermata autentica del titolo dell’articolo dedicato a Il Mondo che non c’è di Girolamo Papagni

Schermata del titolo ·

PRESENTAZIONE GIORNALISTICA

Il futuro, le comunità,
le radici dei luoghi.

Stato Quotidiano presenta il romanzo e il suo legame con l’Appennino, Imola e la Puglia.

Leggi l’articolo originale ↗

IL LIBRO SU FACEBOOK

Le storie incontrano i lettori.

Girolamo Papagni presenta il romanzo anche nei gruppi pubblici dedicati a chi scrive e a chi legge.

APPUNTAMENTI

Incontriamoci tra le pagine

Copertina di Il Mondo che non c’è, edizione narrativa, di Girolamo Papagni

PROSSIMAMENTE · ALTO RENO TERME

Presentazione de Il Mondo che non c’è

Biblioteca di Porretta Terme

Un incontro con l’autore Girolamo Papagni per parlare del romanzo, dei luoghi che lo attraversano e delle domande sul futuro che lo hanno ispirato.

Data e orario saranno comunicati appena definiti.

Girolamo Papagni

Benvenuto nel sito di Girolamo Papagni

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